Le bollette della seconda casa (non residente) possono presentare costi e modalità di calcolo che differiscono notevolmente rispetto a quelle della residenza principale.
Scopriamo insieme quali sono i fattori che differenziano le bollette energetiche della prima e della seconda casa, concentrandoci sui costi fissi e sulle tariffe applicate, e impariamo a leggere le voci in bolletta per capire come gestire i consumi della tua abitazione secondaria.
Fattori determinanti in bolletta
Imposizione fiscale
Nella spesa complessiva delle bollette per la prima casa viene incluso automaticamente il canone RAI, l’imposta televisiva obbligatoria in Italia. Le seconde case sono esenti dal pagamento di questo tributo, pari a un risparmio annuo di 90 euro.
Costi fissi
Le bollette per la seconda casa prevedono una quota fissa annuale il cui importo viene stabilito a un livello uniforme per tutti i clienti non residenti, indipendentemente dalla quantità di energia utilizzata.
Tariffe energetiche per seconde case
Le seconde abitazioni sono soggette a tariffe energetiche specifiche per i non residenti, influenzate da fattori come la fascia di consumo e le condizioni contrattuali con il fornitore.
Gestione contrattuale
La gestione del contratto può comportare procedure diverse in base alle singole esigenze del cliente. Infatti, ciascuna modifica o adeguamento dell’offerta di fornitura può influenzare termini, costi e condizioni contrattuali.
Differenze tra bollette di prima e seconda casa
Partiamo dal principio: per seconda casa si intende un’abitazione in cui non si ha la residenza, quindi un’abitazione a scopo non abitativo.
Con la Riforma dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) del 2017, è cambiata la tariffa applicata alle utenze luce delle seconde abitazioni. Perciò, chi possiede un immobile di proprietà o in affitto, probabilmente si sarà accorto dei costi superiori della seconda casa rispetto a quelli dell’immobile principale a parità di consumi.
Il primo modo per riconoscere una bolletta da non residente è quello di porre attenzione ai dati presenti sul contratto di fornitura e sulle relative fatture emesse.
Occhio quindi alle caratteristiche tecniche della bolletta, specialmente alla voce tipologia di contratto dove viene indicato se si tratta di un’utenza domestica, a sua volta segnata come residenziale o non residenziale. Questa distinzione si basa sulla registrazione anagrafica del titolare del contratto di fornitura e influisce sui costi della bolletta, riportando i corrispettivi relativi al trasporto e alla gestione del contatore, agli oneri di sistema e alle imposte.
Tariffe Elettriche: TDR o TDNR
Quando si parla di consumi elettrici per la seconda casa è importante conoscere una prima distinzione tra Tariffa Domiciliare Residenziale (TDR) e Tariffa Domiciliare Non Residenziale (TDNR), entrambe introdotte con la riforma ARERA del 2017. Se prima le bollette luce per le seconde abitazioni prevedevano una progressività dei costi in base ai consumi in modo proporzionale, dal 2017 ha avuto inizio un processo di semplificazione del sistema per la fornitura di energia elettrica che differenzia i corrispettivi tariffari in base ai livelli di consumo e alla tipologia di utenza, distinguendo appunto tra residente e non residente.
Data la natura delle seconde case, le tariffe che le riguardano sono quelle di tipo TDNR e comportano cioè una probabile spesa maggiore rispetto alla residenza principale.
Costi fissi e variabili
Un aspetto da considerare nella bolletta della seconda casa sono i costi fissi e i costi variabili.
Con l’introduzione della tariffa unica (TD), mentre i costi fissi delle utenze per la seconda casa rimangono costanti indipendentemente dai consumi, quelli variabili sono calcolati in base all’effettivo consumo di energia.
I costi fissi possono incidere maggiormente rispetto alla prima casa a causa di una minore frequenza di utilizzo.
Di norma, infatti, la quota fissa della bolletta per i clienti non residenti o seconda casa è stabilita a un costo annuo di circa 88 euro, indipendentemente dal consumo effettivo di energia elettrica. Per la parte variabile della bolletta, invece, il costo per kWh è determinato dai fornitori, e per questo motivo è consigliabile confrontare le tariffe energetiche per i non residenti, concentrandosi sulla quota energia (espressa in euro per kWh).
Oneri generali di sistema e altre voci in bolletta
Fino al 2016 per l’energia elettrica erano previste tariffe di energia elettrica più alte per le seconde case rispetto a quelle per gli immobili dove l’intestatario è residente. Ma con la riforma del gennaio 2017, ARERA ha stabilito dei punti fondamentali tutt’oggi in vigore, tra i quali:
- abolizione della progressività, cioè del sistema che faceva pagare un prezzo maggiore al kWh in corrispondenza di alti consumi;
- nuova tariffa TD per i servizi di rete relativi al trasporto e alla distribuzione dell’energia elettrica, non più pagati in base ai kWh consumati dal cliente, ma compresi tra i costi fissi;
- intervento sugli oneri di sistema.
Infatti, con le bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano altre spese per attività di interesse generale per il Sistema Elettrico Nazionale, i cosiddetti oneri generali di sistema.
Gli oneri generali rientrano tra i servizi di rete e vengono differenziati per tipologia di utenza. A partire dal 2018, le aliquote da applicare a tutte le tipologie di contratto sono state distinte in:
- oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili e alla cogenerazione (ASOS);
- rimanenti oneri generali (ARIM).
Il costo relativo agli oneri di sistema è imposto dall’ARERA ed è quindi uguale per tutti i fornitori. La spesa viene applicata a tutti i clienti domestici, ma, a partire dall’introduzione della tariffa TD, questa viene calcolata in modo diverso per residenti e non residenti. Nello specifico:
- per i clienti residenti la spesa in quota energia viene calcolata in euro al kWh in base ai consumi;
- i clienti non residenti pagano una parte di oneri di sistema in quota energia (in €/kWh), come i residenti, e una parte in quota fissa mensile.
Fattori esterni che influenzano le bollette della seconda casa non residente
Oltre alle voci fisse, ci sono diversi fattori esterni che possono influenzare il costo finale della bolletta della seconda casa non residente. Tra questi:
- zona climatica: le diverse zone climatiche comportano esigenze di riscaldamento e raffreddamento specifiche, impattando sui consumi energetici;
- periodi di occupazione: se la casa viene utilizzata solo nei weekend o durante le vacanze, è fondamentale considerare come gestire i consumi nei periodi di occupazione per ottimizzare i costi;
- tipologia di abitazione: una casa di dimensioni maggiori o con una scarsa efficienza energetica comporterà necessariamente consumi più elevati;
- potenza contrattuale: la potenza contrattuale rappresenta il livello di potenza prevista nel contratto di fornitura e determina il costo che il cliente dovrà sostenere per l’energia elettrica. Per evitare spese esose e inutili è bene commisurare la potenza contrattuale ai consumi previsti.
Come risparmiare sulla bolletta
Adesso che abbiamo capito la struttura e i fattori che determinano la bolletta della seconda casa non residente, cosa possiamo fare per rispondere alle nostre necessità energetiche in maniera sostenibile e senza incorrere in spese esose?
Ecco alcuni consigli pratici per aiutarti a risparmiare sui consumi elettrici:
- confronta le offerte, valuta le diverse proposte dei fornitori sul mercato per individuare le tariffe di energia elettrica più convenienti per la seconda casa in linea con le tue necessità energetiche;
- scegli la tariffa giusta, opta per un’offerta che rispecchi le tue abitudini di consumo: le tariffe monorarie possono risultare più vantaggiose se la casa viene utilizzata per brevi periodi;
- ottimizza i consumi e trova strategie per abbassare il fabbisogno quotidiano: installa lampadine LED e utilizza elettrodomestici a basso consumo per ridurre l’impatto energetico. Ricorda che gli elettrodomestici di classe A sono i più efficienti e convenienti in bolletta, mentre quelli energivori sono riconoscibili e distinti dalla lettera G, in progressione alfabetica e cromatica, dal rosso al verde per i dispositivi più green a minore impatto;
- sospendi la fornitura nei periodi di inutilizzo (se possibile): se hai la possibilità di sospendere la fornitura durante i periodi di vuoto, puoi evitare costi superflui.
Consigli utili
Per vivere al meglio la propria seconda casa, è importante quindi approfondire i vari aspetti che la riguardano anche in termini di necessità energetiche. Per non rischiare di incorrere in bollette troppo salate, è bene conoscere qualche piccolo consiglio che possa aiutarci a ridurre la necessità di luce elettrica e facendoci sfruttare al meglio dell’offerta scelta.
Come attivare o disattivare un contratto per la seconda casa
Specialmente quando si tratta di immobili che per la maggior parte del tempo restano vuoti, la disattivazione della fornitura energetica è un’opzione che spesso si rivela vantaggiosa.
Per interrompere l’erogazione di energia elettrica è necessario che il cliente invii la richiesta di disattivazione luce al proprio fornitore attraverso i canali di comunicazione ufficiale messi a disposizione dall’azienda erogatrice che si attiverà così per dare inizio alla procedura. Una volta contattato, il fornitore inoltra la domanda al distributore entro due giorni lavorativi, il quale, a sua volta, procede alla chiusura del contatore entro cinque giorni lavorativi dalla data della richiesta.
Se dunque le tempistiche dell’intera procedura prevedono circa sette giorni lavorativi per tutti, i costi di esecuzione possono variare in base al tipo di cliente che ne fa richiesta. In generale la spesa si distingue tra l’utente ancora nel regime di maggior tutela (23 euro circa) e il cliente già passato al mercato libero per il quale il costo, indicato nelle condizioni contrattuali, varia a seconda del fornitore.
Per concludere
A conclusione di questo articolo abbiamo capito che le bollette della seconda casa non residente differiscono da quelle della prima casa per vari aspetti, tra cui le tariffe di energia elettrica e i costi fissi degli gli oneri di sistema.
Le utenze luce in questo caso possono comportare dei costi più alti rispetto a quelle degli immobili di residenza, e ciò avviene soprattutto per le abitazioni con un uso energetico molto basso o inesistente, se si considerano i costi fissi degli oneri di sistema – che non dipendono dai fornitori ma da ARERA e che sono uguali per tutti i venditori di energia. Per questo motivo non è possibile eludere questa voce, ma si può risparmiare nel complesso attivando un’offerta energetica che sia il più affine alle nostre necessità, sia in termini economici che di sostenibilità ambientale.
Se hai bisogno di ulteriori informazioni o desideri una consulenza personalizzata gratuita per la tua seconda casa, dai uno sguardo alle nostre offerte o contatta il servizio clienti. Siamo qui per aiutarti a trovare le soluzioni più vantaggiose per le tue esigenze energetiche!